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Irish high crosses

The high crosses of Ireland are among the most interesting artifacts of the island and are intimately identified with the island itself.

They are to be found everywhere, especially within vicinity of the most important centers of worship and are very numerous near the monastic sites.moone_3

Maybe the crosses were erected to identify sacred lands or to protect adjacent buildings.

The production of these important signposts depended on the availability of large monoliths and the knowledge of how to work them, from the cutting of the stone to the carving of the details, and how to mount them on the great bases that were planted on the ground.

Cross of Moone

A high cross is composed of a base, a monolithic shaft that terminates with the horizontal arms of the cross, sometimes joined by a circle for practical motives,

rel_bagand is often topped by an element like a reliquary.

Cross of Muiderach, Monasterboice

 

Another variety, the so-called ogham stones, are monolithic stone slabs with inscriptions. in most cases sandstone was used.

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The decorative repertory includes both abstract designs and Christian subjects drawn from the Bible. The former derive from metal work; with regard to the latter, in a number of cases it has been possible to identify a single workshop source.

Daniel in the lions’ den, Cross of Moone

These are the crosses, with scenes from the Old and New Testaments, located in the central and eastern parts of the island at Durrow, Kells, Clonmacnoise and Monasterboice.

The first motive for erecting the great monoliths was undoubtedly the representation of the cross, but there are some examples with the abstract interlace designs that also appear in the illuminated manuscripts and enjoyed such a long period of diffusion.

The best known examples are the crosses of Clonmacnoise and Monasterboice, some of which present scenes of the Passion of Christ, and the Moone High Cross, with stories from the Old and New Testaments.

clonmacnoise

At Clonmacnoise, at the center of the island where an important monastic complex was founded in 545, the South Cross is decorated with panels of interlace motif, while the Cross of the Scriptures, probably from the early 10th century, shows scenes from the New Testament related to the Crucifixion.

 

The Cross of Muiderach at Monasterboice, one of the most important masterpieces of stone in medieval Europe, crafted in about 920, is decorated with scenes from the Bible and the Gospels. On the eastern side the scenes include Adam and Eve, Cain slayng Abel, David and Goliath, the Adoration of the Magi, and in the center of the cross the Final judgment and the Weighing of the souls. On the western side the scenes represent the Passion of Christ and at the center the Crucifixion and Resurrection.

                                                                                                                    North cross, Clonmacnoise

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At Moone, one of the tallest crosses is decorated with biblical scenes, each surrounded by a smooth flat frame, put into relief by the deepened background plane, creating a tight orderly composition.

Sacrifice of Isaac, Cross of Moone

The high crosses, which a census numbered at over two hundred examples, date to the early middle Ages, between the 9th and 10th centuries. Some of their iconographic characteristics are comparable to those of Northumberland, while the presence of some subjects indicate contacts with Rome and Italy.

In some cases there are inscriptions with the names of abbots and kings who commissioned those works, confirming the prestigious origin of the high crosses.

Bibliography

H. Richardson, J. Scarry, An introduction to Irish High Crosses, Cork 1990.

N. Edwards, The Archaeology of Early Medieval Ireland, London 1996.

R. Belcari, Crosses of Ireland, in R. Belcari, G. Marrucchi, Art of Middle Ages, New York 2007, pp. 121-125.

 

I cantieri del granito. Chiese medievali dell’isola d’Elba

Durante i secoli centrali del Medioevo la storia dell’Elba segue quella della città di Pisa che, a eccezione di alcuni momenti di occupazione da parte dei genovesi, tra XI e XIV secolo possedette il controllo dell’isola.

All’Elba i pisani esercitarono attività estrattive e metallurgiche e sfruttando le cave di granito già coltivate nell’Antichità, come a Seccheto, si procurarono le colonne monolitiche impiegate nella cattedrale e più tardi nel battistero della città marinara.

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Colonna semilavorata e blocco di granito

nella cava di Vallebuia -Seccheto (pietre & parole©)

I più antichi edifici medievali dell’isola d’Elba sono chiese, o fasi di queste, risalenti all’XI e al XII secolo. Costruite nei centri fortificati o in prossimità di insediamenti talora scomparsi, spesso ne costituiscono l’unica attestazione materiale. E’ infatti questo il periodo in cui le originali strutture plebane sottoposte alla diocesi di Massa e Populonia, furono ampliate (quattro i plebati medievali: Ferraria, Capoliveri, Marciana, Campo), con la nascita di nuovi poli di aggregazione e di nuovi edifici. Di questi, alcuni sono tuttora visibili e le loro strutture più o meno conservate: S. Giovanni in Campo; S. Lorenzo a Marciana; SS. Pietro e Paolo a San Piero; S. Michele a  Capoliveri; S. Stefano alle Trane.

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S. Lorenzo a Marciana (da Belcari 2009, p. 112)

La presenza di altri edifici è talora indicata da resti solo parzialmente conservatisi: S. Maria alle Piane del Canale; S. Ilario in Campo; S. Maria della Neve a Lacona; S. Biagio a Pomonte; S. Bartolomeo a Chiessi; S. Frediano a Chiessi; S. Quirico di Grassera. Altri infine sono scomparsi e attestati esclusivamente da citazioni documentarie, come nel caso della plebes de Ferraria o S. Miniato del Cavo

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S. Bartolomeo a Chiessi (da Belcari 2009, p. 140 )

Le chiese elbane di questo periodo seguono in genere un simile schema iconografico, con un’aula unica monoabsidata, talora con perimetrali non ortogonali. Un caso presenta con certezza una soluzione biabsidata, la chiesa intitolata ai santi Pietro e Paolo a San Piero in Campo. Tutti gli edifici mostrano modi costruttivi, strutturali e decorativi propri delle maestranze attive in un ampio ambito territoriale (Corsica, Sardegna, isole tirreniche minori, Pisa e contado pisano).

La presenza di un campanile a vela sulla facciata di alcuni di questi è stata ritenuta una caratteristica peculiare, peraltro riscontrabile in numerosi edifici coevi di Corsica e Sardegna.

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S. Giovanni in Campo (da Belcari 2009, p. 35)

Contribuivano all’illuminazione dell’interno scarse aperture, talora croci lucifere. I materiali con cui furono realizzati questi edifici sono tutti di approvvigionamento locale. In particolare fu impiegato granito per le chiese ubicate alle pendici del monte Perone (S. Giovanni in Campo; S. Lorenzo a Marciana; SS. Pietro e Paolo a San Piero; S. Ilario), nella valle di Pomonte (S. Biagio), sul monte S. Bartolomeo e lungo la viabilità che da Chiessi conduce alla vetta del Capanne (S. Bartolomeo; S. Frediano).

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SS. Pietro e Paolo a San Piero, conci del paramento (da Belcari 2008, p. 183)

Furono d’altro canto realizzate in calcare le chiese del versante sudoccidentale dell’isola (S. Stefano alle Trane; S. Maria a Lacona; S. Michele a Capoliveri; S. Quirico a Grassera).

Similitudini presentano anche le tecniche murarie adottate, con notevoli esempi di litotecnica. Raro, ma non assente, il ricorso a elementi decorativi, come nel caso della decorazione architettonica della chiesa di S. Stefano alle Trane.

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S. Stefano alle Trane (pietre & parole©)

La maggior parte delle chiese medievali dell’isola d’Elba fu gravemente danneggiata alla fine del Medioevo, quando furono abbandonate in seguito alle incursioni dei pirati turchi.


Riferimenti bibliografici

R. Belcari, Romanico tirrenico. Chiese e monasteri medievali dell’arcipelago toscano e del litorale livornese, Pisa, Pacini Editore, 2009.

R. Belcari, Isola d’Elba. Pievi e chiese romaniche, in Guida all’archeologia medievale della provincia di Livorno (ed. G. Bianchi), Firenze, Nardini Editore, 2008, pp. 174-183.

L. Maroni, Guida alle chiese romaniche dell’isola d’Elba, Pisa, 2004.

I. Moretti, R. Stopani, Chiese romaniche dell’Elba, Firenze, Salimbeni, 1971.